L’educazione linguistica è un settore disciplinare che si è sviluppato in Italia a partire dalla fine degli anni Sessanta e ha come oggetto di studio le modalità, gli strumenti e le strategie, che gli insegnanti di lingua e letteratura italiana hanno a disposizione per consentire ai propri discenti di ottenere, al termine del percorso di istruzione formale, il pieno possesso della lingua nazionale. È universalmente noto che la varietà standard dell’italiano è un idioma che non si apprende spontaneamente attraverso il mero inserimento all’interno della comunità dei parlanti, ma si impara sui banchi di scuola.
Un attendibile indicatore dell’efficacia di un qualsiasi percorso di educazione linguistica è sicuramente l’analisi delle scritture che vengono confezionate dagli studenti della scuola dell’obbligo. L’italiano degli elaborati scolastici è stato riconosciuto dai linguisti e dagli storici della lingua italiana come una varietà a sé, contraddistinta da un eccesso di pedanteria e stilizzazione. Alcuni recenti studi in merito hanno però dimostrato che l’italiano scolastico, a partire dalla fine degli anni Sessanta, ha progressivamente perso questa facies di eccessiva affettazione e ha assunto, nella sua evoluzione diacronica, tratti linguistici dell’italiano dell’uso comune. Date queste premesse, con il presente progetto di ricerca, attraverso l’analisi linguistica di un consistente corpus di scritture scolastiche, provenienti da istituti di istruzione di ogni ordine e grado della Capitale, e un censimento dei manuali di grammatica della lingua italiana, in uso nelle scuole che saranno individuate come informatrici della ricerca, ci si prefigge fondamentalmente di: 1) ricostruire lo stato dell’arte dell’educazione linguistica nelle scuole di Roma, attraverso la misurazione del livello di aderenza alla norma grammaticale dei testi analizzati; 2) individuare i tratti linguistici caratterizzanti del nuovo italiano scolastico; 3) avanzare delle previsioni, sulla base dell’analisi degli interventi correttori apposti sulle scritture analizzate, a proposito della futura evoluzione della norma, considerando quindi l’errore e l’anomalia grammaticale come una spia di una regola che i grammatici non sono ancora nelle condizioni di codificare.
